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Testimonianze

CONOSCERE MIRELLA

La mia sorpresa, per la splendida normalità di Mirella, connota il mio primo incontro con lei; data la mia pratica quotidiana di psicoanalista, dopo anni di insegnamento ai Licei e all’Università, la scelta delle parole “sorpresa” e “normalità” non è per nulla casuale.
Non ho mai osservato o annotato, né nelle conversazioni dirette, né in quelle ascoltate, né nei suoi scritti, ombre di occultismo, di fanatismo o percorsi su tangenti misticoidi a deriva gnostica o su tortuose vaghezze di timbro “new age”.
Coglievo invece, di volta in volta, nella graziosa (da gratia) consuetudine del mio rapporto con Mirella, una capacità rara, normativa e desiderabile per tutti i rapporti: quella di saper ricevere l’altro, di fargli posto, di ascoltarlo con rispetto giudizioso e attenzione amorosa.
E, ogni volta, è stata una sorpresa.
Nel suo quotidiano lieto e operoso si può entrare o addirittura irrompere con il carico di un dolore insopportabile, con la confusione disorientante di uno scandalo subito, con il nodo di una preoccupazione difficile da sciogliere, con un lutto improvviso e distruggente: il posto per il racconto, la domanda, lo snodarsi di un dispiacere, Mirella lo ha già preparato.
Il suo ascolto è della rara natura di chi è capace di piangere con chi piange e di ridere con chi ride; sovente mi sono tornate alla mente, vedendo le persone sedute nella saletta di attesa, le parole non pietistiche ma invitanti a una mossa, a un lavoro: “Venite voi tutti che siete affaticati e oppressi e Io vi ristorerò” (Mt. 11, 28-29.)

Lo spazio della stanza nella quale vive molte ore del giorno è stretto solo geometricamente; pochi metri quadrati con le pareti che non si chiudono su un privato stretto e soffocante, ma si spalancano all’universo. Il bianco dei muri fa da sfondo alle fotografie, disegni e pagine scritte che documentano incontri, avvenimenti, vicende personali cui Mirella ha partecipato; e i volti si affollano a indicare altrettanti appuntamenti. E quanti! Nello scandire delle ore il telefono squilla continuamente e il suo “pronto” è un “eccomi” ripetuto con vigore discreto, cui seguono parole che possono essere anche taglienti come la spada -se necessario- ma ri-costruttive e rigeneratrici: rimettono in movimento, a patto che si vogliano ascoltare.
Raramente mi è accaduto di constatare come un luogo possa essere così ospitante l’Universo, eppure dovrebbe essere la proprietà di ogni realtà fondata nella Chiesa di Cristo; ogni cattolico professante e praticante, anche se non si muove dal suo luogo, ha l’Universo come ambito. Cattolico significa Universale e la parola non è “flatus vocis”: un’apertura simile l’ho vista soltanto in alcuni monasteri o case di monaci o monache laici, uomini e donne tralci fecondi della Sua vigna e non alberi di fico sterili, buoni soltanto come legno da ardere.
Mirella è cattolica, nella pienezza di questo termine. Ho pensato sovente, soprattutto quando leggo i suoi scritti, nati da un ascolto obbediente e stupito, che la solidità dell’ortodossia e la ricchezza del carisma si manifestano e si articolano nel suo lavoro e nella sua vocazione, anzi nella unità di vocazione e lavoro. E mi sono chiesta qual è l’origine di questa obbedienza pronta ed esercitata nella varietà del suo porsi; è nella consuetudine quotidiana ad una “conversatio” con Gesù che ha cambiato, rigenerato e rigenera continuamente il suo pensiero e i suoi atti. Ogni volta che la incontro infatti - e valgono anche la sua voce, il suo viso, le posture del suo corpo - diviene desiderabile per me l’invito: “Abbiate il pensiero di Cristo” (I Cor.2,16) perchè mi accorgo, com-mossa, che anche in quella giornata Mirella ha pensato a lui.
Mi è accaduto spesso di pregare insieme a questa gentile Signora; la forza del suo domandare è sorprendente. Le preghiere possono essere quelle della consuetudine cattolica, le oarzioni della Chiesa: Il Padre Nostro, l’Ave Maria, l’Angelo di Dio, il Gloria oppure le preghiere scritte sui testi antichi con l’Imprimatur, o la Professione di fede nella recita del Credo o la richiesta dettata dalla situazione di chi ha davanti e da lei raccolta e condivisa.

Nella normalità semplice del suo chiedere Mirella mostra di sapere, di essere certa e di dar credito a queste parole, pronunciate tra il monte Oliveto e Betania: “Pregando, non gridate come fanno i pagani (…) vostro Padre sa di quali cose avete bisogno prima ancora che voi gliele chiedate.” (Lc,11, 7-9) E’ certa anche di queste altre: “In verità in verità vi dico: chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io e ne farà di ancor più grandi; io infatti vado al Padre. E tutto ciò che chiederete in mome mio lo farò, affinchè il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete in nome mio, io lo farò.” (Gv. 14, 12-14.)
La sua domanda posta “con” e “per” l’altro strappato dall’orfanatrofio della sua solitudine, aridità, amarezza, delusione, accidia paralizzante, invita alla possibilità di pensare finalmente Dio come Padre, smettendo così di nominarlo invano, magari con religiosa devozione. Mobilita alla certezza di concepirsi, di muoversi nel tempo, finalmente, come figli definitivamente adottati, coeredi della vita di Suo Figlio generato non creato e risorto nel suo corpo di uomo.
Quando mi accade di leggere i suoi libri e di sentirla pronunciare a voce alta le parole scritte su pagine e pagine del suo quaderno di lavoro, la sorpresa è intensa; è costituita dalla constatazione di un carisma accettato e coltivato quotidianamente.
Deve esserci stato un obbediente “laborare” perchè Mirella giungesse a riconoscere la ricca singolarità dei suoi talenti e comporli nel carisma che le è proprio; esso non esisterebbe se non si fondasse e rinnovasse quotidianamente nella Chiesa edificata da Cristo, Sua presenza viva nel tempo.
Frutto di questo lieto lavoro è anche la prontezza con la quale questa donna mi ha invitato, in momenti precisi ad accorgermi della grazia efficace dei sacramenti, sovente svuotati e ridotti a riti più o meno sacri; si trattava di accadimenti nei quali non era facile pensare all’Unzione degli infermi o alla Cresima desiderata da un bambino e ricevuta, grazie al suggerimento di Mirella, poco prima della morte.
Mirella è una donna giovane; lascio ai lettori la scoperta di questa giovinezza non riduttivamente anagrafica e auguro loro di gustare le pagine dei suoi libri lasciandosi interrogare, pro-vocare ed accompagnare. La fine della lettura potrebbe coincidere con un inizio nuovo per ciascuno: uno dei frutti più saporosi e nutrienti che ho raccolto e gustato dalle parole annotate scritte e pronunciate da questa donna è la possibilità di pensare la morte finalmente come “sorella morte”, di poter ripetere le parole di Simeone: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace …” (Lc. 2,9) parole di un giovane vecchio certo del domani promesso a chi lo ha desiderato e chiesto anche all’ultimo minuto, come quel delinquente che si è trovato a poterlo chiedere a Gesù stesso sulla croce.
Il carisma di Mirella documenta la possibilità del Paradiso e rende attuali le parole di quel canto gregoriano che ascoltavo da bambina: “in Paradisum deducant te angeli…”.
E non si tratta di paradisi perduti o artificiali, anzi è piuttosto operoso …:
L’ALDILA’ COMINCIA ORA.

M.F.

Novembre 2007